RIFORME DEL SISTEMA PENSIONISTICO



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Riforme del sistema pensionistico

Le principali riforme del sistema pensionistico italiano sono state realizzate nel corso degli anni '90. Si distinguono in particolar modo tre eventi (o fasi) di grande importanza riformatrice negli anni novanta:

Riforma Amato del 1992

Il D.Lgsl. 30-12-1992 n.503 (Riforma Amato) è la prima riforma del sistema previdenziale dopo molti decenni. La riforma si pone lo scopo di stabilizzare il rapporto tra la spesa previdenziale e il prodotto interno lordo (PIL), introdurre forme di previdenza complementare e integrativa (trattamenti pensionistici complementari), mantenere e garantire un'adeguato trattamento pensionistico obbligatorio per tutti. L'età pensionabile viene elevata da 60 a 65 anni per gli uomini e da 55 a 60 anni per le donne. La contribuzione minima per la pensione di vecchiaia viene elevata da 15 a 20 anni di contributi. L'indicizzazione delle pensioni viene slegata dalla scala mobile salariale e agganciata all'indice dei prezzi al consumo (inflazione) fornito dall'Istat. Vedi per approfondimento: "Riforma Amato della previdenza sociale"

Riforma Dini del 1995

La Legge n.335 del 8-8-1995 (Riforma Dini) recepisce un accordo siglato tra Governo e parti sociali nel 1995. Il sistema di calcolo previdenziale passa dal criterio retributivo (media delle retribuzioni negli ultimi 10 anni di lavoro) al sistema contributivo, quest'ultimo basato sull'effettivo ammontare di contributi versati dal lavoratore durante la propria vita lavorativa. La previdenza complementare viene disciplinata mediante l'avvio dei fondi pensione.

Riforma Prodi del 1997

La Legge n.449 del 27-12-1997 (Riforma Prodi) ha modificato l'impianto della riforma Amato del 1992, adeguandolo con i recenti accordi stabiliti tra governo e sindacati e con l'esigenza di riordinare i conti pubblici, al fine di garantire l'ingresso dell'Italia nell'Unione Europea. La riforma Prodi si caratterizza per l'inasprimento dei requisiti d'età per l'ottenimeno della pensione di anzianità, per l'incremento dell'onere contributivo dei lavoratori autonomi, per l'equiparazione delle aliquote contributive dei fondi speciali di previdenza e l'eliminazione di alcune condizioni riconosciute ai lavoratori durante il periodo di transizione al sistema contributivo.



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