 IL RICORSO CONTRO IL FISCO
Il contribuente può fare ricorso contro il fisco in caso di illegittima pretesa fiscale. Il ricorso deve essere presentato alle Commissioni tributarie per chiedere l'annullamento totale o parziale dell'atto notificato dal fisco. Il contenzioso tributario è uno strumento di tutela del contribuente, tuttavia occorre valutare caso per caso la sua convenienza.
I vantaggi del ricorso contro il fisco
Il contribuente può ottenere l'annullamento totale o parziale dell'atto notificato dal fisco qualora le Commissioni ravvisino l'illegittima pretesa fiscale. In taluni casi è anche possibile sospendere la pretesa fiscale fino al giudizio finale.
Gli svantaggi del ricorso contro il fisco
Il principale svantaggio per il contribuente è l'onere da sostenere in giudizio sotto forma di spese legali, costi aggiuntivi di documentazione, impiego di tempo per svolgere tutte le procedure burocratiche. La legge prevede l'obbligo di farsi assistere da un difensore per cause di valore superiori ai 2.582,28 euro. Inoltre, in caso di sconfitta il contribuente è condannato anche al pagamento delle spese processuali.
I gradi di giudizio del ricorso fiscale
Il contenzioso tributario è regolamentato alla riforma entrata in vigore il 1° aprile 1996. Esistono due gradi di giudizio.
- Commissione tributaria provinciale
Il primo grado di giudizio si svolge alla Commissione tributaria provinciale. E' competente la sede dell'ufficio che ha emesso l'atto tributario.
- Commissione tributaria regionale
Le decisioni della Commissione tributaria provinciale possono essere impugate in secondo giudizio presso la relativa Commissione tributaria regionale.
In ultima istanza anche le decisioni della Comissione tributaria regionale possono essere impegnate ma con ricorso in Cassazione e secondo le regole del codice di procedura civile.
10 / 12 / 2008
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