 Costi sociali della depressione
Soffrire di ansia o di depressione non aiuta sul posto di lavoro. In base ad una indagine condotta nel 2009 dalla Commissione salute del dipartimento per le pari opportunità circa un terzo degli italiani ha dichiarato di avere paura delle persone depresse e degli ansiosi. I soggetti affetti da queste malattie sono considerato "pericolosi", contribuendo così ad aumentare l'isolamento della persona che, spesso, è la causa stessa della depressione. Lo studio è stato presentato in occasione del convegno «Depressione e ansia: chiedi aiuto, non avere paura» (17 dicembre 2009). Secondo l'indagine:
- il 32% degli intervistati considera "pericolosa" una persona depressa
- il 20% dichiara anche di averne paura
Gli esperti intervenuti alla tavola rotonda della commissione hanno sottolineato come il fenomeno della depressione stia assumendo dimensioni sempre più grandi nella nostra società contemporanea, con conseguente crescita dei costi sociali. Nel 2020 la depressione potrebbe diventare una delle prime cause di disabilità. Depressione e ansia sono molto diffuse. Una gran parte della popolazione italiana ha sofferto di depressione (10%) o di ansia (17%) almeno una volta nel corso della vita.
Depressione e ansia sul posto di lavoro
La depressione è l'ansia sono una delle principali cause di assenza prolungata dal lavoro, ridotta capacità lavorativa e pre-pensionamento. Il costo sociale è pari a quello sostenuto per il cancro o per le patologie cardiovascolari. Il costo sociale delle malattie mentali in Europa incide sul 3-4% del PIL (circa la metà per la depressione).
- Il 23% delle assenze dal lavoro in Italia è causata dalla depressione
- il 19% delle assenze dal lavoro in Italia è causata da forme di ansia del lavoratore
La scarsa accettazione del prossimo (colleghi, amici, parenti) nei confronti delle persone depresse e la tendenza a non chiedere aiuto, arrivando fino a nascondere, sottovalutare o negare lo stato depressivo, rendono particolarmente difficile intervenire in modo preventivo. Dal convegno è stato lanciato l'appello a parlare liberamente della propria malattia, di non vergognarsi e di uscire dall'isolamento. Al pari di qualsiasi altra malattia, prima ci si rivolge ad uno specialista e prima di riesce a curare la malattia.
28 / 01 / 2010
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